Rallenta, muta, accelera,

Rallenta, muta, accelera,
percola tra le dita e poi evapora,
Rallenta ancora, mi fissa, vapora,
effusione d’un sospiro nella bruma,
battito di un cuore, passo dopo passo,
foschia c’ogni cosa sfuma,
in questo orizzonte che si piega
alla curva d’un ramo lasso,
immaginandosi un mercuriale cielo
che lo accoglie, lo completa, dissolve.

Rallenta, muta, accelera,
e poi nuovamente percola, tra le dita,
evapora, nell’anima fiorita,
tra il ricordo delle aulenti fronde,
graveolenti d’autunnali colori ormai sfioriti,
nel cielo che si nasconde nei suoi veli
più misteriosi e suadenti,
in queste pianure senza orizzonti,
vapora e poi tace, giace, nel mio palmo,
nel tuo palmo, respiro di vita, di noi.

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Non indugiare sulle mie mani

Non indugiare sulle mie mani,
rotte dal tempo e dal mio essere fragile,
ma attraversale per giungere dritta all’anima,
come un vento che frana dal cielo
e in ciottoli di tempo si deposita.

Non fermare questi miei passi,
che sono pensieri sommessi ma fieri,
ma lascia che segnino la rena umida
sulle bordure del tuo spirito,
ove alba e tramonto spumeggiano danzando.

Non chiedermi ancora parole
poiché il suono della mia voce è muto,
ma ascolta ciò che mormora il cuore,
in quel palpito instancabile
che mi dà vita, ti dona Amore.

Profuma di cielo questa pioggia

Profuma di cielo questa pioggia
e scende sulle mie labbra, bagna le mie parole,
mentre il sole colora il ranuncolo
con i suoi raggi in archi rifratti,
in questo maggio che timido s’affaccia
nella bruma d’un autunno estivo, prezioso,
come sulla pelle il tuo respiro.

Distante come il tuo sguardo all’orizzonte
è quel tuo sorriso, sorgente
d’una brezza che sussurra al cuore
come fosse Anima.

Profuma di noi questa pioggia,
antica come le notti d’estate
profonda come il tuo abbraccio
nel quale mi perdo senza paure,
in un dolce sogno bello come solo il tuo volto.

Come un sussurro che trasmuta in brivido l’incanto

Come un sussurro che trasmuta in brivido l’incanto
filtra quest’aria gelida da un sole che si finge primavera,
penetra nel pensiero a passi incerti mentre corone disegna,
e semplice l’animo raggela, come solo uno schiocco di porta
che nel centro d’un fortunale cede e sbatte,
come un quadro che da indissolubile tempo osserva
e d’improvviso s’abbandona al muto silenzio d’un tuono.
E’ un sobbalzo perpetuo tra emozione e vita
quello che nei tuoi occhi s’abbandona,
un riflesso baluginante tra le onde
che inseguo in quella profondità che colma.

Come un sussurro questo rivolo d’aria gelida
scende lungo le tue spalle, lungo le mie,
ad abbracciar come il più intimo esser noi,
mentre ascolti i miei silenzi e io i tuoi
a raccontarci d’una vita non ancora vissuta,
nell’attesa d’un sole che più non finge primavera,
senza il chiasso del mondo ad assordare,
ma in noi, in un sorriso puro e taciuto.