La donna violata

Il vento sferzava il suo viso. Il tiepido risveglio della primavera era già un ricordo lontano. Il calore della sua donna era svanito tra le sue mani, quelle mani che ora sanguinavano, la sua donna… il ricordo gli strinse il cuore, un solo istante, un eterno istante.

Il cielo era cristallino e silenzioso, il respiro sconnesso, ciocche di capelli di tanto in tanto si spostavano davanti allo sguardo, ma l’uomo che si stava arrampicando non badava al loro ondeggiante danzare distratto e sconnesso.

– Salire, devo salire, più alto, devo… più in alto –

I piedi si susseguivano freneticamente, inseguendosi, superandosi, senza sosta, senza una meta.

– Sassi, evita i sassi, attento a quella pianta, attento! –

La mente era annebbiata, le urla arrivavano al suo orecchio come sibili di serpenti, il dolore era lancinante, le ferite, quello scontro, tutto era così vivido nella memoria da lasciarlo quasi senza fiato, eppure il fiato era l’unica cosa che non doveva mancargli. La sua donna era svanita, tra le sue mani, violata ed abbandonata. Il calore era spento.

Dietro il valico c’era la salvezza, un rifugio, forse, o solo il tempo per rimettersi in forze e tornare… tornare per l’odio, per la vendetta… Ma quale vendetta? La sua donna svanita…

Iniziavano a pesare i pochi oggetti che aveva arraffato nella fuga, anche quel prezioso regalo del colore del fuoco sembrava essere una zavorra eccessiva… ma non poteva lasciarlo, era prezioso, doveva tenerlo, con tutto il resto.

L’aria era fredda, luminosa ed argentea come il sorriso diabolico dei leoni di montagna, di tanto in tanto macchie di neve si alternavano a ciuffi sparuti di cardi azzurri. Gli alberi s’inchinavano alla vetta, più bassi, più docili, più radi. Il vento penetrava diritto nell’anima, attraversava le ossa, asciugava le gocce di vita che alla luce del sole in rubini preziosi adornavano gli abiti di quell’eremita.

Si stavano fissando negli occhi da un inenarrabile tempo.

Il sole aveva disegnato un lungo ciglio di luce sul profilo della grande ombra, e la natura si stava risvegliando lentamente. Il cuore dell’uomo batteva forte, sapeva chi aveva davanti, ma non aveva paura, il suo corpo era guidato da un profondo e cieco battito di rabbia.

Era un cuore che ignorava quello che sarebbe accaduto dopo pochi istanti. Il volto della sua donna che lo fissava con occhi vitrei, con il ventre sporco di sangue, con le labbra stravolte in dolorosa espressione di terrore…

Il silenzio avvolgeva i loro sguardi.

Ad un certo punto l’uomo inizio ad avanzare, e fu allora che dalle sue spalle arrivo un fortissimo colpo tra le scapole. Vacillò, cadde su un ginocchio, mentre l’essere che gli era davanti sferrò un poderoso calcio che lo prese in pieno volto. Con le mani provò a parare un fendente, ma ci riuscì solo in parte…

Uno scatto adrenalinico lo fece rimettere in piedi, ancora stordito dai colpi subiti s’accorse che le ombre minacciose erano due, una terza si avvicinava come fiera vigliacca in attesa d’un brandello di carne scartato dagli aguzzini.

Brcollando, tirò un forte pugno all’ombra di destra, e roteò il bastone che teneva nella mano in direzione dell’altra.

Erano troppi, lo avrebbero ucciso, lo avrebbero ucciso, lo avrebbero ucciso…

– Correre, devo correre, salire più in alto, ancora di più.

Sentiva le voci del branco avvicinarsi a lui, suoni indistinti nell’aria rarefatta e nel cielo sereno.

Un sibilo, un fischio conosciuto e terrorizzante si avvicinò a lui. Nulla. Poi un altro, ancora più vicino, più forte, più agghiacciante. Nulla.

Poi d’improvviso il fuoco avvampare nella spalla. Un dolore così intenso e selvaggio da accecare la ragione, da fargli dimenticare chi fosse, dove fosse diretto. Tutto intorno ora era nebbia, tutto si fondeva nel colore bianco perla della neve, che già copriva ogni cosa…

Stava salendo, si, stava salendo, verso la salvezza, quel fuoco che colava lungo la schiena era nulla, solo un piacevole ristoro dal gelo che provava dentro. Nulla, correre, doveva correre, le voci erano lontane, sbiadite come la neve, come la nebbia che l’avvolgeva, come quel buio improvviso che lo aveva trovato ancora senza riparo, come il suo respiro che non sentiva più, come il primo fiocco di neve che toccò il suo viso senza evaporare…

Trascorse un infinito tempo, infinito, quando il ghiaccio del Similaun gli regalò ancora un raggio di sole. Continuava a correre, a fuggire da un tradimento, per raggiungere la libertà, la vendetta, da ora all’eternità.

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