Di cultura e di mistero eri, Italia

Di cultura e di mistero eri Donna, vanto
per quei giovani amanti, poeti e cantori
che dei tuoi dogmi narraron ogni verso,
e d’uomini cui nome vessillo d’orgoglio
tra le tue braccia trovarono culla,
centro di questo lato prezioso d’universo,
bocciolo primaverile, d’impeto germoglio,
eri tu, di nome eterno e cuor fanciulla.

Lacere oggi le tue vesti, smagliate e tese
le voci che ti lodarono,  al profano arrese
tra preghiere e sangue dall’amaro sapore.
Dov’erano sorrisi, oggi, solo furti e pianto
e mendicanti a raccattar il tuo volto in fango,
prostituita alla mercé d’un falso amore
dei tuoi figli ascolti tacita lo spento canto
d’indegna rabbia per il tuo nuovo rango,
tra polvere e macerie di passate danze
nell’insaziabile fame di chi ti colse casta
ti sei trovata nuda nell’affrontar tragedia,
passo dopo passo a ritmar cadenze
tra moti d’anima di chi t’urlava Basta,
figlia distrutta da silenzio e dall’inedia.

Oggi le tue valli ed i tuoi monti guardo,
con speranza dissolta, e sorriso perso,
ed osservo le ferite che ogni sgarbo
han fatto a quel tuo cielo terso,
con occhi negli occhi di chi ancor ha speme
ma senza lavor né cibo, morte teme.

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