Piange il germoglio di cipresso di bruma

Piange il germoglio di cipresso, di bruma
che la notte confonde in pioggia, e vira
dal pastello all’ombra più nera, in cielo
confondendo di stelle quel dondolio perpetuo.
La notte è una oscura valle, profonda
voragine che inghiotte le membra, i sogni,
soffocati dal peso della vertigine incessante
delle proprie angosce, delle proprie iniquità,
e sottrae l’anima, volta in rugiada, deposta
in sottile velo di lamento tra steli e panie.
Deposto il cuore sotto la chioma ondosa
d‘un abete dei nebrodi, chiudo gli occhi,
come lui solitario, e nell’arcano del tempo
mi perdo, flebile certa attesa d’un aurora
che giungerà, come sempre, silenziosa.

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