Cieli

Ancora mi stupisci, cielo,
quando scendi ad abbracciarmi
dipingendo falsi orizzonti
tra le onde del lago di tempo
che batte la rena ferrosa
di questi fiordi di pensieri,

e mi spaventi, scherzando,
mostrando quei reduci soldati
tra le foschie del tuo manto
avanzare silenziosi
con braccia tese e foglie nude
sul limine sottile della ragione,

poi sussurri, silenzio,
mentre Olor bianchi
solcano le acque argentee
ove affondare indomiti polena e fiocco
tra apnee ed attese
dell’argine sottile della memoria,

infine risali fluendo, cielo,
tra il senso di sospensione
e la paura del vuoto
a disegnare ricami su tele azzurre
infiammati d’ori e di strali
di spume e di vento
lì dove il confine dell’aurora
fugge allo sguardo del mattino.

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Un giorno sboccerà in corolle viola

Livido, intriso di questo vento recondito
che giunge come petali divelti dalla corolla
ad impregnar la pelle, a scompigliar il cuore,
ondeggia il volo armonico degli storni a disegnar
ombre, come trasposizioni d’anime dimenticate
là, dove la mente gioca con il pensiero
ed il tempo muta il suo correre in istante.

M’incanto in questa fragilità di stasi,
nelle forme sinuose e silenti delle nubi
nei continenti, nei giochi e delle forme del cielo
con il timore che un respiro possa sciogliere
il sottile velo di brillante intessuto,
che un battito di cuore possa incrinare il mondo,
e fino a soffrire trattengo l’anima, l’emozione.
S’accende il pulsare, ancora, come vita vissuta,
come l’istante che passa, ed io con esso,
lasciando sul mio sentiero, tempo imperfetto, orme
intrecciate ad un verbo che, come germoglio,
un giorno sboccerà in corolle viola.

Nude, come rami spogli al cielo

Nude, come rami spogli al cielo
in quest’inverno d’anima, tendo
le mie braccia al sole in eclisse,
ed attendo che la luna scosti
i drappi che l’ombra alla luce nega.
Tronco privo d’ogni germoglio
dimoro, là dove le radici mi legano,
nella speranza d’una nuova primavera
che s’attarda, sull’erta via dell’esistenza.
E mentre il tempo vira i suoi colori,
e l’attesa diventa emozione muta,
nel flutto d’una goccia nello stagno
il tuo respiro come una nuvola mi cinge,
e si fa fronda tra quei rami non più soli.