Dies Veris

Voi siete il giorno di primavera
che s’apre nel pien d’un cupo inverno,
simil a quel disco che sa d’eterno
e che d’indaco colora la sera

A voi nessun fior si vol paragonare
poiché bellezza d’anima si nutre
e fate vostra sì tale virtute
che al cor torna come onda di mare.

Al di voi sorriso trema la mano
che muta spazio in danza cortese,
culla d’alma che volge al candore

in quei sussurri d’un tempo lontano
in cui albei spirti senza pretese
occhi in occhi parlavan d’amore.

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Come corpo d’un vecchio stanco

Pesa, come corpo d’un vecchio stanco,
il tempo. Memorie di un passato ingrigito
dai capelli sciolti e le mani rugose,
adagiate sulle spalle stanche, cascate
di gocce di ricordi e nostalgia.

Piange il cielo, canuto e profondo
mentre il volo controvento d’un gabbiano
muove le onde del pensiero, e gli occhi
languidi seguono il sentiero tracciato
dalle ombre delle punte bianche.

Pulsa il cuore, teso come corde
di un violino che nella pioggia
e nel vento suona, mentre tacciono,
nella loro danza, le foglie d’autunno,
e rallenta e giocano come note nel cielo,
pulsa e rallenta il cuore, turbinio
d’emozioni come spuma di mare ritorta
nell’onda che sbatte e ritorna,
e lotta e fende e graffia e non s’arrende.

Come corpo d’un vecchio stanco,
s’adagia il tempo, impolverato di macerie,
fondali d’un teatro ormai dismesso,
in cui ha recitato vita, amore, pianto,
seduto sotto il raggio dell’ultimo faro,
stanco, tace. Si chiude il sipario. Ed è buio.

Chi sei tu.

Chi sei tu, le cui labbra sfiorano le mie
rubando ai sogni il buio, ed inebriando
l’aria che respiro, e respiri, indissolubilmente?

Conosco ogni battito del cuore, ed ogni
tuo respiro che sussurra all’anima nuovi cieli,
e con lo sguardo colmo della luminosa alba
e dell’ambra delicata che al tramonto riflette
sulla tua pelle, riconosco di te il sorriso.
Ed ancora in te scorgo me stesso, il pensiero
puro e fragile di chi gioca con il cuore,
e nel tuo sguardo quelle stelle, l’universo
mancante che completa il mio.

Eppure chi sei tu, il cui attimo di ciglio
nell’istante d’esistenza dei nostri sguardi
intrecciati, così imprevedibile ogni volta
mi stupisce?

Lasciando la penna al cuore, così oggi ti scrivo

Lasciando la penna al cuore, così oggi ti scrivo,
senza rileggere, senza musicare, senza voce.
Le parole saranno i gesti, il pulsare, gli occhi lucidi,
la malinconia che ti bacia, la lontananza che ci sfiora.
Il silenzio dell’istante sarà il nostro cielo, oggi,
mentre la musica verrà dall’anima, e sarà
il lieve profilo del nostro orizzonte,
la rena gentile dei nostri sentieri.
Oggi ti scrivo lasciando ogni mia preoccupazione
crepitare sotto i passi del nostro esistere,
lasciando il tempo scorrere libero di essere,
come una cascata piena di ricordi, tra le soffitte
ormai colme di noi, dei nostri spazi, dei sogni.
Così, oggi, lascio libere le mie mani, a formar
ombre di farfalle, a volar colme di pensieri,
scivolare leggere sul ricordo della tua pelle,
ad inebriarsi del tuo profumo, a disegnar le stelle…
Mi abbandono a noi, ai nostri abbracci,
ai tramonti, ai fiori di melograno, agli occhi
dei gatti, alle rugiade di prima mattina.
E poi, oggi, lasciando la penna al cuore
il tuo viso leggero come aurora il foglio colora.

 

 

Spira, l’alito leggero del vento

Spira, l’alito leggero del vento estivo
che freme, preme tra le foglie, tra le fronde
a stormir come epilogo acre e lascivo
che gocciola dai lembi e dalle gronde,
come colpo di coda d’impeto forse tardivo
d’un silvestre canicolar che non asconde,
tra le forme ed i vespri di nubi lontane,
in quel quadro celeste che fonde
ai suoni laconici delle campane
l’alma profonda della terra e del mare,
l’impeto d’un tempo che non vuol abdicare.

Sospira, l’anima d’un cuore che giace
tra le aulenti percezioni di baci rubati
e pulsa e pigola come fringuello nidiace
mentre riecheggiano ricordi albicati,
memorie d’un passato furente ed audace
dismesso e dimentico tra clavicordi scordati
ma mai disarmo al fuggente destriero
che Carmenta avvia in volta del cielo.

Ammira, sul tuo bruno ciglio ferace
che gremisce il tempo, ed il pensiero,
brillar come tizzone d’un cuore di brace
l’alma ridente che in me scorto fiero
che onda in onda il mare rapprende
e senza momento il cosmo, nudo, fende.