Ti ascolto, nel silenzio di note senza voce

Ti ascolto, nel silenzio di note senza voce,
il tuo cuore, che in me rintocca di luce,
il respiro, che miete le nebbie malinconiche
ed ogni promessa che riverbera dei giorni.

Violini a corde tese come anime vibranti
narrano, nell’armonica presenza del ritmo,
dei nostri passi sulla sabbia, sul limine,
dove il bacio schiude le labbra al mare.

Dove pioggia di cielo e sale si palesa
tra gli scogli dell’imponderabile sazietà
dei nostri desideri disillusi eppur vivi,
in questo cielo di stelle e note, ti ascolto.

In me, dove tu Sei ogni matrice pura,
e del giorno e della notte il senso,
della mia aria e dell’acqua l’essenza,
del mio esistere e del suo corso il futuro.

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Sera, che giungi tra i vespri del mio cuore

Sera, che giungi tra i vespri del mio cuore,
vapori nell’aria della mestizia questo cielo
incavo vuoto d’una notte profonda e silente,
in cui eco è il dolore d’un non luogo morto
ove giace il mio tempo, la mia illusione.

Tu, che taci le stelle e abbandoni il sole,
giungi ad avvolger il mio corpo solo,
fredda e lontana come un’amata luna
di sabbia e nulla, di luce riflessa,
là dove orme d’eterno si perdon all’oblio.

Così nei miei occhi ti spegni, crepuscolo,
soave come ali di candela che traballa,
a tramontar nella primigenia notte,
in quel buio d’esistenza, ritorto e cavo,
che avvolge la pena e la speranza.

Amoris Floris Folia

Sull’uscio del desio s’apprende
l’aristocratico fluente amore,
come rugiada ch’al ciel ascende
al dischiudersi ridente d’un fiore

i cui petali disegnan nell’aere
il profilo della vostra bellezza,
d’un dondolio soave nell’ascendere
al ciel, tenue come tenue carezza.

Vibra il guardo e s’empie l’anima
che mano nella mano il cuor stringe
e‘l vostro riso che‘l tempo imprima

il petalo al successivo cinge,
ed il mio pianto in luce vapora
e d’amore il mio cosmo divora.

Autunno, che di fiamme vesti le fronde

Autunno, che di fiamme vesti le fronde,
sei giunto, a saziar del mio viver l’attesa.

E la pioggia, che traslucida riverbera tra l’onde
è come nebbia, ragnatela in quest’aria sospesa,
che il profumo d’un giorno fanciullo diffonde
in un cielo canuto, in una folata incompresa.

Ritorna, nel camino remoto di casa,
il fuoco, narratore delle sere fugaci.

E la danza delle foglie che il campo invasa
in ridondante melodia di colori audaci
del silenzio della sera, nell’aria persuasa,
scoppietta ritmata nel color delle braci.

Autunno, che di manlinconina intessi il tuo manto
a passi lenti tra gli alberi sopiti incedi,
ascoltando del tramonto il delicato canto
a cui ancora barlume di baleno concedi…

E tra pioggia e vento, tra le memorie d’un pianto,
in chiaroscuri di terra e mare, la vita congedi.