Sedimento che diviene pietra.

Sedimento in questo tempo parole ed emozioni, ed attendo. In pietra lavorerò i miei versi, affinché non siano rena alla mercé delle maree. (A.O.)

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Narciso e Silene

“Prendimi per mano”
Il sole era un sussurro delicato dipinto di rosa ed il vento una mano gentile che la carezzava cullandola delicatamente, immergendola nel profumo di lui.
“Non posso, lo sai”
Guardava il tramonto con la nostalgia d’un tempo lontano, dei luoghi che non avrebbe mai visto, filtrato dagli alti rami d’una quercia che lo aveva visto nascere, lo aveva protetto dalla pioggia, e forse, chissà, lo avrebbe visto morire.
“Chiudi gli occhi e fallo”
Era una sognatrice, amante della madre Terra, sicura della sua unicità, del potere dell’Amore e della volontà. Amava quel luogo, quella collina con il torrente che si sentiva in lontananza ribollire di gioia tra i ciottoli affusolati… sapeva che quel ruscello le somigliava… impetuoso, tumultuoso, eppure determinato a raggiungere il mare, come lei di giungere tra le sue braccia.
“Con gli occhi chiusi… potrei?”
Abbassò lo sguardo. Il terreno era umido di primavera ed emanava il profumo muschiato della vita e del silenzio. Un istante d’esitazione tra quella stilla di fiamma che era diventato il sole e gli occhi della sua Lei che lo guardavano ondeggiando tra quella brezza d’emozione e zefiro leggero.
“Ad occhi chiusi, per mano, nulla ci è precluso”.

Nell’istante in cui il sole scomparve dietro le cime degli alberi, nell’istante in cui le fronde sussurranti della quercia si chinarono su di loro a proteggerli, nel momento in cui le prime stelle s’accesero all’orizzonte, chiusero gli occhi, insieme, per mano.
Dondolati dal vento, abbracciati fin nel profondo della loro anima, quella notte Narciso e Silene videro i loro petali baciarsi nell’aria d’una primavera silenziosa e benevola.

Sottile questo velo che mi separa dall’anima

Sottile questo velo che mi separa dall’anima
in una sera nuova, di nuvole cremisi e cera,
ampie, come un occhio lattiginoso e tenue
in un volo eterno senza vertigine,
e tra vette inesplorate e valli acerbe
di profumi e sentimenti dispiego le ali,
agili, nel frondoso vento del disgelo,
fragili, nell’incertezza del presente,
eppure dischiuse a abbracciar il cielo,
pronte ad accoglier l’albeo alito tenue
del mio profondo aprico respiro.
Sottile, questo velo che mi separa dall’anima
graffio, in una notte d’ocra selenitica,
mentre il cielo stellato lascia fondere
in un pianto fanciullo e liberatorio
ogni mia paura, e guardo oltre
verso occhi in cui riconosco i miei,
tra un vorticoso frusciar di foglie
mentre curva l’orizzonte del buio,
sottile questo velo che mi separa dal mondo.