Tra le fronde muove, l’alito leggero, il passo

Tra le fronde muove, l’alito leggero, il passo,
fresco e primaverile è un canto di sorrisi
e grida di gioia, per questo radioso sole
che ridente tra le foglie e dei rami coccola
lo sguardo del cielo e delle nubi, e musica
la loro danza di forme e di fantasie.

Così t’osservo, amico vento, invisibile e presente
a sorregger le ali delle farfalle, a cullarle,
mentre i pensieri dipinti nell’iride di quelle scaglie
viaggiano tra le tue braccia, nel respiro,
migrando sino all’origine di ciò che si sente.

Oppure così violento, a schiaffeggiar la terra,
e gli alberi, ed il mio volto invecchiato,
quando t’arrabbi e ti rigiri, ritorto nel tempo,
a turbinar polveri e foglie come fruste
c’ogni anima attende la fine della tua guerra.

Tu, vento, che sussurri nel tiepido calore
del mio immaginario, così simile ti sento
a quest’Amore imperscrutabile ed dispettoso
che avvolge il mio destino e lo culla,
o lo travolge strappando l’anima ed il cuore,

sei tu, lo sento, a rimembrar il suo volto e la sua voce,
a carezzarmi quando dormo, a narrarmi di Lei,
ed il suo profumo dalle finestre malchiuse
spander come essenza in questa stanza,
tu, invisibile ma reale, inafferrabile e veloce

come un sentimento, indefinibile come un odore
che non può essere dipinto, né assaporato,
ma esiste, così tu, amico soave ascolti,
in silenzio, il mio narrare al volo delle rondini
l’immagine eterna ed eterea di questo Amore.

Dondolano nell’aria i petali della robinia

Come la prima neve,
che dipinge l’incanto nei fanciulli,
in fiocchi eterei dondolano,
nell’aria, i petali della robinia,
danzando tra le foglie
ed i germogli, là sulla tua pelle
o tra le calendule
ad accarezzar d’immaginazione
il brivido freddo d’un bucaneve
a forma di margherita.

Primigenia voglia di semplicità
nell’animo tumultuoso e frenetico
muove la nostalgia verso il folto
del bosco, dell’ignoto atavicamente
già conosciuto. Sempre bramato.
Amato, come il sorriso del giorno,
o l’abbraccio della notte,
la nenia delle stelle
il ballo dei cirri, il canto dei nembi,
e di quella pioggia di fiori
che passeggiando su questo viale,
sconnesso e pietroso,
il vento inonda e alimenta.

Sire mi fingo, a rimirar il tuo volto,
camminando su questo tappeto di fiori,
veleggiando nell’etere leggero di pensiero,
con te, mia Regina senza tempo,
che tenendomi la mano emozionata,
ad ammirar tale bellezza t’arresti,
pura ed ignara che di tanta grazia,
natura, del tuo riflesso si nutre.

Boccole di glicine in fiore

Boccole di glicine in fiore dondolano
nell’aere spandendo il dolciastro profumo
dei pensieri, d’un bacio tra sole e luna,
vagando nella spumiglia verdeggiante
di fili d’erba e vellutati sussurri,
ed io che ascolto quel tempo estivo
il tuo nome odoroso di note
nell’anima distillo, anelito di desiderio.

È nell’iride del tuo sguardo smeraldo
che perdo del trascorrere il senso
e nel riflesso concavo e profondo,
dove l’anima si sveste e respira,
il mio mondo infinito ritrovo,
là dove la curva del cristallino
si sposa con il fremito d’un brivido
e, nel latteo riverbero, di luce sfuma.

Così, nella quiete di questo luogo che t’appartiene
non s’astrae del tuo volto la memoria,
ed il glicine, chino al tuo passaggio,
di timidezza i suoi petali mi par dipinga,
come una nube leggera al tramonto
gelosa dello sguardo tra gli amanti astri.

Ed in questo incanto di cui m’inebrio,
la tua voce ascolto musicare col vento,
ed i tuoi passi perdersi nel tempo
fragile alla fiamma del nostro esistere,
in questo luogo eterno di pensiero.

Il cielo non abbraccia il mio sguardo

Distante. Il cielo non abbraccia il mio sguardo
ma lo disperde, come nube leggera che s’apre
in un occhio lattiginoso di rena e mare,
mentre ondeggiano le rondini all’orizzonte
e questo sole filtra dal vento, come un dardo
che trafigge l’onda di quest’iride, e riscopre
il verdeggiante silenzio, l’intenso sapore
d’un’anima che vive d’un respiro simbionte.

Distante, il tuo volto nel mio riflesso, scompare
e si disperde, come spumiglia d’amore,
il profumo di muschio e lavanda dei tuoi sorrisi,
mentre l’universo muta la forma dei nostri confini
concavi, in un tempo che volge a dissipare
il distacco ritmato dai giorni, quel dolore
che in lontananze di tramonti cremisi
vede l’intrecciarsi perpetuo dei nostri destini.

Verde chartreuse

Dondolano i pensieri come le spighe d’avena,
mentre il sole bacia questo vento che coccola,
tra le glume immature e sensibili, un seme,
cariosside d’immaginazione, ancora embrione.

Si tinge, nell’animo inquinato dal senso
antropico della vita, di chartreuse, il cuore,
irradiando una musica dolce e innaturale
nelle vene pulsanti d’un pensiero inerme.

Lasciati andare a questo tempo selvaggio,
il fulcro s’accresce, l’epitelio matura,
e la terra allarga le sue braccia in attesa,
sospesa, d’un bacio pronto a germogliare.

Così l’idea sociale di prosecuzione vagisce
monocotiledone verdeggiante che cresce
e mentre il tempo trascorre, la pioggia batte,
lotta e vince, radica e poi – dondola i pensieri,
come le spighe d’avena in questo cielo strano,
che profumano d’amore e d’erba bagnata.