Poiché di delizia tu sei foriera

Poiché di delizia tu sei foriera
così io t’abbraccio, amica Attesa.

Sul limine del silenzio soave e subitaneo
dopo una croma che chiude un allegro con brio,
il pensier fugge lungo boscosi crinali
d’una memoria soggettiva e prospettica,
perdendosi in quel bianco e nero di tasti,
e giocando ancora con i suoni, l’immaginazione
e le incertezze, in questa foschia d’alba
che ogni cosa sfuma ed avvolge.

Sono i profumi di muschio e di mare
ad abbracciarsi in questa pace d’istante
a colmare lo sguardo di malinconia
sospendendo la pioggia sulle gote
prima che il fortunale arrivi a baciarci
ed il tempo ancora una volta giochi
con l’anima privandola del respiro.

Così, da questa soffitta proibita,
disegnando volti alla finestra appannata,
guardando gli attimi del nostro essere amanti,
di questa amica Attesa il sapido verbo assaporo,
certo della voce d’anima che sussurra di noi.