Di questa notte lascia che il ricordo

Di questa notte lascia che il ricordo
sia edera sul tuo candore e ti stringa,
abbraccio di brividi e passione,
che le memorie del tempo risveglia:
come le mie braccia, ed il tuo sguardo
che nello sfiorarsi della pelle attinga
dalle mie labbra fino alla saturazione
l’anelito vitale che di noi bisbiglia.

Lascia che sia la notte ancora
a narrar di noi sulla tua pelle,
degli abbracci di ansimi e silenzi,
dei baci languidi e delle parole,
della lingua curiosa che assapora
la purpurea orchidea e le sue ancelle
inebrianti fragranze di preziosi assenzi
che ancor chiede ed ancor più vuole!

Di questa notte lascia che il ricordo
sia dei nostri corpi ancora intrecciati
della foga e della poesia il bordo
del nostro unirci, esisterci, esserci baciati.

L’autunno ormai bussa sulle foglie timide

L’autunno ormai bussa sulle foglie timide,
e l’estate ormeggia in un porto dismesso
un silenzioso galeone che ansima di legno
e di pensieri non esauditi, mentre il cielo
colmo d’un agitato animar di nembi
a mormorar di piogge promesse s’appresta.

In questo paesaggio di romantica Inghilterra
il mio passo al tuo s’affianca ed avanza,
tra il limite sottile e sfumato dove l’erba
alla rena umida e scura disegna l’orizzonte,
e le nostre mani s’intrecciano incerte
come anime sconosciute ed attratte.

L’autunno sussurra tra gli alberi
di una stagione esuberante di colori,
d’aria bagnata e di vellutati muschi,
mentre ancora sfuma l’estate baluginante
di calori inespressi e disillusi desideri,
mentre l’orma della luna tra le stelle
il suo sguardo volge ai Violini di Verlaine.

Così mutano il tempo e le stagioni,
e noi con loro, tra singulti e sorrisi,
tra i cieli tersi e le tempestose piogge,
le emozioni che eterne declamavamo
si sciolgono in fiocchi di ricordi,
ogni cosa muove, muta e si trasforma

tranne una, che sempre ti ho taciuta,
e che, nell’anima incisa, porta il tuo nome.

Disnoda dalle dita affusolate e bianche

Disnoda dalle dita affusolate e bianche
le ciocche d’ebano e di salsedine
che l’onda della mare sfavillando di luce
ha intrecciato tra il tuo sorriso
e la leggerezza d’una voluta di spuma.

E mentre tessi dei tuoi capelli le trame,
districa quel tuo essere Amata
senza recidere dei ricordi le radici nell’anima…
e nel tuo passo leggero di dama
sulla rena umida le tue orme spoglie
come note su un pentagramma
musiche inattese andranno a comporre,
armonie d’estivi sogni che addormentandosi
a perdersi sotto il ciglio delicato del mare sfumeranno.

In quel profilo d’un chiaroscuro gioco
t’osservo, dall’ombra d’un ginepro,
mentre il profumo acerbo delle bacche
si mischia al mio e alla sabbia.
Odo del tuo canto il sorriso e lo spendore,
mentre nell’orizzonte profondo
il mio ed il tuo sguardo si perde,
e naufrago d’Amore nel buio mi confondo,
fingendomi terra, e poi acqua, e cielo,
quel panorama lontano ed eterno
in cui il nostro sguardo si ritrova.