Nell’incostante trascendenza dell’esistere

Nell’incostante trascendenza dell’esistere
il mio cuore batte, diastole e poi sistole,
mentre il pensiero cerca il tuo sguardo
immanenza dell’anima, ambito traguardo.

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Affido a questo zefiro silenzioso

Affido a questo zefiro silenzioso
un bacio, sperando vada lontano
e raggiunga il tuo pensiero profondo
e lì si disciolga, a rinfrancarti
dell’assenza, delle fatiche del giorno.
Eppure invidio quell’alito che giungerà di vento
ad accarezzar i tuoi capelli, a sfiorarti il viso,
e quel fruscio di foglie che vi dipingerà
tra favole ed incanti l’iride d’un amato sorriso.
Quindi mi fingerò per un istante cosmo siderale
così che del mio universo potrò farti mantello,
di te vestirlo, tu che sei l’onda per cui naufragare.

Sotto questo cielo stellato di luna,
il mio bacio vaga tra parole di vento,
chiedendo alle rosse labbra d’esser
per te come la primavera per i germogli.

Come un ricordo lontano mi sfiori

Come un ricordo lontano mi sfiori,
mentre il vento soffia gelido
sulle chiome di alberi nudi.
Fiocchi di neve giungono
dai monti lontani,
e sono temporanee fate
eteree in questo baluginio di luci,
mentre la notte s’arrende,
stella lucente dimenticata,
all’abbraccio dell’alba.

Sorgivo il sole disseta
delle speranze e dei sogni
l’arida gola del domani.