Non chiederci chi cerca d’infiniti mondi

Non chiederci chi cerca d’infiniti mondi
porte malchiuse, spiragli di cielo:
è una folata di vento quel volo,
un destinato a disperdersi affanno.

Le menti che navigano peregrine
su acque chete di oceani solitari
seguono, d’un raggio cangiante, la rotta
che della destinazione l’orizzonte cela.

Dei nostri pensieri non domandarci
le lacere sembianze, dove le parole
mal s’adattano alla luce e i suoni
sono solo echi di un estroso silenzio.

Mutevole come il vento primaverile

Mutevole come il vento primaverile
dondola l’anima nel lacustre canneto,
e la quaglia cerca intorno il futuro nido,
la preda del giorno, il predatore.

Il cuore osserva e asseconda la musica
che le nuvole provano a dipingere
nel cremisi d’un cielo che muore,
improvviso batte ritmando le note, quel colore.

In questo volgere capriccioso al tramonto
ritorno al mio vagare, alle prese decisioni,
alla continua metamorfosi del tempo
e del silenzio: prima vuoto e poi colmo.