Delle singolarità hai fatto materia di consuetudine

Delle singolarità hai fatto materia
di consuetudine, un cosmo creato
da stelle iridescenti, di fiocchi di neve
sparsi in una scura tela siderale.
Tra i miei passi i tuoi s’intrecciano
come danza musicata da petali
screziati, nella distanza tremuli
miraggi di mari colorati.
Della vita, improvvisa, hai acceso
l’artificio folle d’un impazzito
desiderio d’essere la mia gravità.
E questo moto del mondo
fragile ed inatteso arresta.

Delle mie memorie sono la somma

Delle mie memorie sono la somma,
di ciò che ho realizzato di buono
e d’ogni errore nato dal dilemma:
questo ensemble fa me ciò che sono.

Del mio passato io sono memoria
dominazione del mio essere uomo
attore narrante di questa storia
elettrone impazzito mai domo.

Di questo universo povero di stelle
solo la scorza lascerò in quella mano
tesa alle febili luci ed al di là di quelle

solo un velo di me, forse profano,
lascerò il mio essere folle o ribelle:
la memoria spenta d’un giorno lontano.

La solitudine dilata il tempo e lo abitua

La solitudine dilata il tempo e lo abitua
al buio d’un’iride contratta, è una pupilla
abbacinata quando il ricordo di noi giunge
come dardo di luce e l’anima trafigge,

del futuro che ci attende l’urlo nero
che squarcia il cielo della notte
non vedrà più della Mirabilis sepali
screziati inondare il nostro esistere.

Così nell’attesa dell’aurora che non giunge
il nostro bacio rubato a foglie di luna
in un sorriso legato dal sapore di sale
l’eterna stilla del cuore il terreno imbeve.

Del tuo sorriso il ricordo stringo

Del tuo sorriso il ricordo stringo
in un sospiro d´apnea, è cielo
che squarcia nuvole argentee
e la pioggia muta in baleno.
Il tuo sorriso, che radioso
la tempesta muta in sereno,
del male che c´é in questo mondo
in questo respiro che trattengo é la risposta.
Del tuo esistere il ricordo è colmo,
in questa mia memoria ingrigita,
che di luce m’empie la vita
come intarsio prezioso d´anima.

La pioggia muove

La pioggia muove
questo giorno verso il tramonto,
è come un canto
che del silenzio maschera un pianto,
confonde l’orizzonte
poiché Lei è come le onde
che spumigliano dal monte
bagnando le fronde
d’un pensiero assente.

Un cielo antico si fa vicino
ad abbracciar il cuore
nel suo mantello grigio
di gocciole e doveri,
mentre piove
tra le baracche e sui manieri,
e del tuo esistere si diluisce il ricordo.

Piove come il tempo non corresse,
immutabile carillon di vita
e malinconia,
piove come se il cielo avesse dimenticato
la luce del sole,
come se l’animo avesse scordato
il tuo sorriso la mattina,
piove come se il tuo sguardo fosse assente,
piove sul mio viso, nella mente.