Dove non sei tutto si perde

Piove tra i rami e sui tetti,
in questa luce invernale
che l’ombra dei tuoi silenzi
verso l’orizzonte dilata.

Piove sulla solitudine
che cresce come edera nuda,
mentre il vento vapora
le gocciole della memoria
che la notte ha abbandonato.

Piove sulle nostre promesse,
sulle orme che l’onda sfiora
eppure risparmia, sul tempo
che dilata l’attesa
universale sospensione di chi Ama.

Piove sotto quest’ombrello azzurro
con il cielo che osserva l’anima
curvarsi e cullare un cuore solitario,
poiché dove non sei tutto si perde
e sotto una pioggia non pioggia
si confonde il pianto.

Forse è perché del cielo ignoro l’altezza

Forse è perché del cielo ignoro l’altezza
che non ho quella vertigine d’animo
quando nei tuoi occhi inizio il mio volo,
ed è il tuo sorriso a sostenere le mie ali,
i tuoi capelli sono rami che sfioro
nel silenzio d’un vento che profuma di noi,
e le nuvole sono solo trame di pensiero
tra le quali il nostro viaggio s’intreccia,
giocando tra luce ed ombra, tra nebbie
e fiocchi di pioggia ancora non pianti.
Così, in questo essere ricordo e presenza,
nell’istante in cui gli occhi incontro di te
il mio cuore pulsa, luce e note di vita,
e nel nostro abbraccio effondo l’essenza
del ritrovarsi senza essersi mai lasciati.

Forse è perché del tempo ignoro il passaggio,
che dopo una lunga notte di sussurri
mi sembra così difficile e assurdo dirsi addio.

Sei come quest’autunno, di foglie a manto

Sei come quest’autunno, di foglie a manto
che ricoprono la terra, la mutano
e dal volo d’una gazza nascondono il riverbero
di ciò  che celi, d’un tesoro ormai perso.
Il tuo è l’odore dell’erba bagnata,
delle foglie decomposte, dell’humus e del silenzio,
e mentre t’aggiri in queste lande assuefatte
il tuo sguardo è gelido all’inverno, impietoso
alle disfatte piante arrese al tuo passaggio,
agli animali immobili, piegati al tuo destino.

Sei come un nemico d’ombra,
un ladro scaltro, un condannato senza ricordi,
e di tanto in tanto ritorni, con nuovi volti
a derubarmi l’anima, a svuotarmi il cuore
e dell’innocenza a farmi perdere memoria.
Così come questo autunno sei tornata,
tra un refolo di vento, una goccia di pioggia scarlatta,
un sussurro e un addio. Sei tornata a me,
mai chiamata: morte.