Delle mie parole non so di quali avrai memoria

Delle mie parole non so di quali avrai memoria,
forse di quelle semplici sussurrate nella notte,
quando le tue braccia come radici d’agave
s’aggrappavano al petto contro
il vento dei sogni non lieti,
oppure di quelle vaneggiate sotto il cielo di Dozza,
dove il legno e il muschio accompagnavano
il nostro abbraccio d’un cielo stellato
mentre antica la stanchezza affiorava alle labbra.

D’ogni mia parola non so di quale avrai memoria,
ma poco importa, se poi ti ricorderai di me:
del nostro sorriso sui bastioni del Barbarossa
mentre un Ponente dispettoso ci spettinava,
dell’emozione del primo volo in quel cielo notturno,
dei passi sulle spiagge di Kerkyra, e le tue braccia aperte
ad accogliere il mare.

Se poi d’ogni parola che in te conserverai
di me intreccerai il ricordo, come viticcio d’anima
lascia che fiorisca un sorriso,
e nell’incavo scavato in questo cielo divenuto culla,
d’oltre il tempo e lo spazio, ogni dove di noi sussurra.

Annunci

Il crepuscolo affondava all’orizzonte

Il crepuscolo affondava all’orizzonte,
increspando le nubi e arrossendo
una nebbia sottile e pallida
che attendeva assopita su un manto,
allora invisibile, di verde frumento.

Nell’arco a culla del crinale il paese,
addormentato di luci soffuse,
giaceva nella nenia melodiosa agli occhi
che in quell’ultimo barlume di cielo
colmava e rinfrancava, batuffolo di vita

per chi di quelle note ascoltava
l’antico canto, ogni passo eterno
nell’eco mai dimenticato,
ora ricordo, rimasto impresso
sul selciato d’una vita trascorsa.

Così nel silenzio per mano,
panorami di sguardi e lontani
sorrisi, eterei come foschie d’ombre,
erano le nostre anime abbracciate.
Non una domanda, nel cuore solo risposte.

Oggi se esistesse una ragione per esser noi
la cercherei in ciò che tende la fiamma al cielo,
nel fruscio tra le foglie dei rami,
sul petalo che s’arrossa al sole,
in quel paese ch’è tempo e ricordo.

Ma di quella ragione non m’interessa,
poiché come la fiamma senza aria,
come la foglia senza vento,
come un paese senza memoria,
senza di te semplicemente non sono.

T’incontrai, tra le pagine di un verso

T’incontrai, tra le pagine di un verso,
seduta che fissavi un sole freddoloso,
distante come un cielo invernale
eppur sincera, come una cristallina
goccia di rugiada, mattutina crisalide
d’un acerbo istante mai passato.

Così oltre il tangibile, oltre lo sguardo
m’attardo ancora a cercarti tra le parole,
quelle taciute e mai dette, d’un cielo
concavo su cui i miei passi, incerti,
come un fremito d’ala di farfalla,
i tuoi ripercorrono, ricercandoti ancora.

M’incontrasti, nelle righe malcelate
d’un lampo d’oltre tempo, di silenzio,
in cui seduto a fissare la terra, coglievo
della tua presenza l’effluvio nell’aria,
e già t’Amavo, oltre quelle parole,
là dove i silenzi d’ombre e luce

nella mia anima infiammata
bruciavano di cenere e d’eterno.