Incerto vibra sul ciglio marino

Incerto vibra sul ciglio marino
un pensiero ritorto, come una spuma
che nell’aria vapora e si confonde.
Del tuo volto la memoria si colma,
unico cielo in questa voragine che sprofonda
tra le mani e nella mente, certezza
di luce, dove la paura è radice del buio,
e il dubbio è il marciume che avanza.

Nella mente che si sfolla d’ogni brama
resto inerme nell’attesa d’un evento,
mentre le dita dell’immaginazione
s’aggrappano a ciò che di te rimane,
al verde dei tuoi occhi, al tutto del tuo sorriso.

E in questa arsura gelida e solitaria
scrollano i pensieri ogni forza, persi
mentre del glicine l’ultimo petalo disfiora.

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Nell’ondosa quiete d’un cielo di nubi

Nell’ondosa quiete d’un cielo di nubi
il passo affonda nell’arsa terra
d’ingiallite foglie e nascenti germogli.
Un refolo d’uccelli riottosi al vento
fischia e zirla e chiama il tramonto,
pensieri che su questo selciato sconnesso
della mente inciampano nel dubbio
d’un sasso, nell’inganno d’una crepa,
nel ciarlare d’una folla di fili d’erba
che argentea saluta, danza e confonde.

Di quale realtà s’accende questo capovolto
arco del cielo? Sono colori bruciati
d’una trama rossa che va svanendo,
il soffio che sfuma nella notte
e che di bugiarde stelle accende,
tra i monti all’orizzonte, il profilo.
Nei vespri che avanzano disattese
domande sfioriscono senza frutto
e nei due cieli che mi dividono
il mio sguardo, come il tuo, tace,
cercando di quali costellazioni
si può ancora fidare il cuore.

Come Venere sferzata dalla tempesta

Come Venere sferzata dalla tempesta
così giace nell’animo il cuore, squassato
da saette spazzanti, trafitto dai silenzi,
che nelle parole mai dette disfiora.
E mentre affonda tra le nubi il sole,
la bramosia per la quiete nei pensieri
questa falsa notte rabbuia e scolora,
si cela e inganna l’Ipomoea che s’affanna.

Sotto questa bordura grigia d’universo
non disperare che torni il sereno,
e questo vento che solca il terreno
spazza l’estasi dello ieri, sussurra
l’eco d’un mormorato addio e confonde
ciò che eravamo, ma se ancora siedi
tra le mie radici, delle mie fronde
che nascondono il dolore,
guarda le foglie con questo vento
intorno gridare, perdersi, danzare
per sublimare l’anima ogni giorno.