Al secondo rintocco della campana

Al secondo rintocco della campana
il cielo s’aprì alle prime stelle
e quella pioggia di sale smise come fortunale estivo,
vaporando sulle nostre anime adagiate e stanche.

Al terzo rintocco della campana
i nostri occhi negli occhi scovarono
tutto il tempo di questo mondo,
mentre il recto di pergamena s’impregnava di nuova china.

Al quarto rintocco della campana
la notte s’accorse di noi, e ci avvolse,
l’oblio del pensiero giunse
e ci osservò da lontano tenerci per mano.

A volte l’universo s’arrende

A volte l’universo s’arrende.
Così capita che il sole non sorga,
perduri un’inusuale notte e avvolga,
come un mantello che adorna, l’anima,
mentre ogni ombra diviene una storia
che fa paura.
E capita che il cielo dietro  un’ampia nube
si finga sereno.

A volte l’amore s’arrende.
Così capita che un cuore non palpiti,
e perduri un’inusuale stasi che avvolge
ogni spiraglio di respiro, e spoglia
la vita, foglia a foglia, d’ogni speranza
ed è paura.
E capita che il dolore dietro un velato sorriso
si finga la gioia.

A volte la vita s’arrende.
Ma capita che nel sereno di uno sguardo
o nella gioia di trame castane
perduri un’inusuale voglia di andare avanti,
palmo a palmo, camminando
senza paura.
E capita ancora che l’universo e l’amore
scoprano il loro inganno.

C’è qualcosa di sbagliato in questa poesia

C’è qualcosa di sbagliato in questa poesia:
se io ti chiedo un sorriso,
se ti chiedo un abbraccio,
se quando l’alba s’avvicina
ti chiedo un sussurro,
c’è qualcosa di sbagliato…
Perché se ti chiedo un po’ d’amore
se ti chiedo la carezza del sole,
se ti chiedo un bouquet di sogni,
se ti chiedo l’illusione d’una vita,
comprendi che c’è qualcosa di sbagliato?
“Se io ti chiedo” non è Amore.