Senti la mia nella tua mano

Cosa sarò domani? Passeggiando
tra filari di nodosi addii,
quando non saprò chi sei, come ti amerò?

Chi sarai domani, quando il cielo
al di qua e al di là dei mari
pioverà l’azzurro sulle tue mani?

Si nasconde l’ombra in me sospesa
tra sipari d’iridescenti albe
che distanti orizzonti hanno creato,
e i tuoi passi in un sussurro d’onda
pian piano vaporeranno ed io li seguirò.

Distogli lo sguardo da un futuro incerto
lontano, senti della tua vita il bocciolo.
Cogli dell’attimo il sapore di prati,
desta quel lembo di sole assopito,
e nei vorticosi girasoli trafuga il sorriso.

Chiudi gli occhi e respira piano,
d’ogni domani solo l’oggi vivremo
l’uno nel tempo dell’altra.
Senti la mia nella tua mano.

A volte l’universo s’arrende

A volte l’universo s’arrende.
Così capita che il sole non sorga,
perduri un’inusuale notte e avvolga,
come un mantello che adorna, l’anima,
mentre ogni ombra diviene una storia
che fa paura.
E capita che il cielo dietro  un’ampia nube
si finga sereno.

A volte l’amore s’arrende.
Così capita che un cuore non palpiti,
e perduri un’inusuale stasi che avvolge
ogni spiraglio di respiro, e spoglia
la vita, foglia a foglia, d’ogni speranza
ed è paura.
E capita che il dolore dietro un velato sorriso
si finga la gioia.

A volte la vita s’arrende.
Ma capita che nel sereno di uno sguardo
o nella gioia di trame castane
perduri un’inusuale voglia di andare avanti,
palmo a palmo, camminando
senza paura.
E capita ancora che l’universo e l’amore
scoprano il loro inganno.

Si dismemorano passati silenzi

Si dismemorano passati silenzi,
deposti in trascorse stagioni
che tra la brulla fuliggine di fuochi
corpi abbracciati disfiora.

Di questo anelito d’onda
che un’arcigna rena scura
come vezzo assorbe e poi rilascia
è l’eco antico del mare
che nell’abisso divelto sprofonda,
si perde, tra fantasmi di sospiri
mentre gli schiamazzi d’una pernice
vele di luce allargano all’alba.

In questo gioco di risvegli
rinasce il battito del tempo,
smarrendo la vertigine del vuoto
colmando di frantumi quei silenzi.

Si rovescia ancora il frangente
d’un ritorto ricciolo d’onda,
mentre ad un dito s’attorciglia
una boccola di china, come filo che ci lega.