Del palpebrare esile d’una farfalla

Del palpebrare esile d’una farfalla
il riverbero tremolante nell’aria immota
del tacito tramonto tiene memoria:
pensiero atono d’un’estate arida.

Dal frusciare delle foglie e dai perlati nembi
le spumigliose boccole s’intrecciano al cielo
mentre lo sguardo giunge al tuo, attraverso un vetro,
di tempo o di spazio, trasparente all’anima.

Fu una pioggia di luce a bagnarmi nei tuoi occhi
dopo l’oscurità piena d’un’inusitata sconoscenza.

Poteva, ora, il sole sopire nella terra,
potevano precipitare, in questa notte, le stelle,
poiché dei tuoi erano colmi i miei occhi
e posto non v’era per altra luce che non fosse la tua –

e fu per sempre.

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Senti la mia nella tua mano

Cosa sarò domani? Passeggiando
tra filari di nodosi addii,
quando non saprò chi sei, come ti amerò?

Chi sarai domani, quando il cielo
al di qua e al di là dei mari
pioverà l’azzurro sulle tue mani?

Si nasconde l’ombra in me sospesa
tra sipari d’iridescenti albe
che distanti orizzonti hanno creato,
e i tuoi passi in un sussurro d’onda
pian piano vaporeranno ed io li seguirò.

Distogli lo sguardo da un futuro incerto
lontano, senti della tua vita il bocciolo.
Cogli dell’attimo il sapore di prati,
desta quel lembo di sole assopito,
e nei vorticosi girasoli trafuga il sorriso.

Chiudi gli occhi e respira piano,
d’ogni domani solo l’oggi vivremo
l’uno nel tempo dell’altra.
Senti la mia nella tua mano.

E’ un viale che curva nel bosco

E’ un viale che curva nel bosco
verso un ignoto che ha sapore di ciliegia
il tuo sorriso raccolto nell’anima.

E’ un cielo estivo che pizzica la pelle
solleticando un pianto grato
quel tuo sguardo cullato nel cuore.

E’ un prato che ondeggia al vento
mentre parole tra i ciottoli scrosciano
il tuo volto che sfiora il mio.

E’ questo turbinante universo che colma
a trovarci baricentro del suo esistere
e del nostro, d’un palmo a palmo
che oltre ogni inverno trova la primavera.

La pioggia, del pensiero bagna le ali

La pioggia, del pensiero bagna le ali
in questa nebbia che cola dalle ciglia
e il sorriso del sole al cuore cela.

Non recidere della memoria i rami
che ogni foglia s’abbandona all’aria
e si dimentica, svanisce nella zolla,
poi ritorna in un ballo lontano.
Non far di quest’ultima danza
l’ultima ombra nella mia vita.

Se del tuo volto queste fronde nude fingeranno il profilo
vivrai in me, oltre ogni memoria, nel mio esistere sul filo.

Lontano e profondo giunge il respiro

Lontano e profondo giunge il respiro
d’una folata di memoria, da un profumo
riconosciuto tra fronde e fili d’erba,
dal suono cristallino d’un sorriso
che illumina uno spiraglio d’ombra e l’annulla.
Arriva d’impeto, come un ricciolo d’onda,
una tromba ritorta di spuma
che si spande e s’allarga, s’imbeve
nella rena e come fosse un pensiero
s’assottiglia, traspare e come istante svanisce.
Giunge come un antico canto,
una musica che muta e si trasforma
man mano che il cuore palpita
e l’anima, flessuoso giunco alle folate
della vita, del tuo ricordo prende forma.

Nel silenzio che segue ogni cosa è assenza,
il sorriso alle spine d’un cielo bastardo,
gli universi smeraldo in cui mi perdo,
i labirinti di note e parole sotto il sole,
l’eccezionale e il quotidiano d’ogni istante,
quella vertigine in cui l’emozione vacilla
tra l’ombra d’un cuscino e quella pelle color luna.