E’ un viale che curva nel bosco

E’ un viale che curva nel bosco
verso un ignoto che ha sapore di ciliegia
il tuo sorriso raccolto nell’anima.

E’ un cielo estivo che pizzica la pelle
solleticando un pianto grato
quel tuo sguardo cullato nel cuore.

E’ un prato che ondeggia al vento
mentre parole tra i ciottoli scrosciano
il tuo volto che sfiora il mio.

E’ questo turbinante universo che colma
a trovarci baricentro del suo esistere
e del nostro, d’un palmo a palmo
che oltre ogni inverno trova la primavera.

La pioggia, del pensiero bagna le ali

La pioggia, del pensiero bagna le ali
in questa nebbia che cola dalle ciglia
e il sorriso del sole al cuore cela.

Non recidere della memoria i rami
che ogni foglia s’abbandona all’aria
e si dimentica, svanisce nella zolla,
poi ritorna in un ballo lontano.
Non far di quest’ultima danza
l’ultima ombra nella mia vita.

Se del tuo volto queste fronde nude fingeranno il profilo
vivrai in me, oltre ogni memoria, nel mio esistere sul filo.

Lontano e profondo giunge il respiro

Lontano e profondo giunge il respiro
d’una folata di memoria, da un profumo
riconosciuto tra fronde e fili d’erba,
dal suono cristallino d’un sorriso
che illumina uno spiraglio d’ombra e l’annulla.
Arriva d’impeto, come un ricciolo d’onda,
una tromba ritorta di spuma
che si spande e s’allarga, s’imbeve
nella rena e come fosse un pensiero
s’assottiglia, traspare e come istante svanisce.
Giunge come un antico canto,
una musica che muta e si trasforma
man mano che il cuore palpita
e l’anima, flessuoso giunco alle folate
della vita, del tuo ricordo prende forma.

Nel silenzio che segue ogni cosa è assenza,
il sorriso alle spine d’un cielo bastardo,
gli universi smeraldo in cui mi perdo,
i labirinti di note e parole sotto il sole,
l’eccezionale e il quotidiano d’ogni istante,
quella vertigine in cui l’emozione vacilla
tra l’ombra d’un cuscino e quella pelle color luna.

Si dissolve come nebbia alla brezza

E’ un cigolio a destarci dal sogno
d’un frammento dondolante nel tempo.
In questo abbraccio di mani, dove
ogni confine è svanito e siamo uno
si dissolve come nebbia alla brezza
in mio palmo nel tuo, effonde
che più non sento dove l’anima
mia finisce e dove inizia la tua.

In questa marea che ci culla
svaniscono le impronte del passato
e alla mia condanna l’anima preparo
affinché della tua gioia sia saldato il riscatto.

Quest’ombra in cui siedo, arida

Quest’ombra in cui siedo, arida,
tinge d’oro il verde cupo della foglia
e sgrana della polvere un pensiero,
folata di vertigine in un ricciolo riarso
d’aria, mentre l’azzurro avvolge
le chiome stanche in cerca d’acqua
ed in esse il desiderio, e Voi siete.

Corolla di tempo disfiora i petali
degli eventi, e del Vostro sorriso
sopraffatto celano memorie,
come risacca che sommerge e disperde
delle gioiose corse, sulla rena, le tracce.
E’ un sole acerbo e impietoso
che V’avvolge. Uno sguardo distratto
d’un destino beffardo, in cui il mio canto
d’ogni vostro tratto s’imbeve,

e muta questo silenzio in un pentagramma lieve,
in cui un abbraccio è il tutto in cui mi trovo,
c’ogni altro dove è vuoto, e ogni vostro sospiro
è la vertigine in cui tuffarmi, il senso di ciò che provo.