Senti la mia nella tua mano

Cosa sarò domani? Passeggiando
tra filari di nodosi addii,
quando non saprò chi sei, come ti amerò?

Chi sarai domani, quando il cielo
al di qua e al di là dei mari
pioverà l’azzurro sulle tue mani?

Si nasconde l’ombra in me sospesa
tra sipari d’iridescenti albe
che distanti orizzonti hanno creato,
e i tuoi passi in un sussurro d’onda
pian piano vaporeranno ed io li seguirò.

Distogli lo sguardo da un futuro incerto
lontano, senti della tua vita il bocciolo.
Cogli dell’attimo il sapore di prati,
desta quel lembo di sole assopito,
e nei vorticosi girasoli trafuga il sorriso.

Chiudi gli occhi e respira piano,
d’ogni domani solo l’oggi vivremo
l’uno nel tempo dell’altra.
Senti la mia nella tua mano.

La pioggia, del pensiero bagna le ali

La pioggia, del pensiero bagna le ali
in questa nebbia che cola dalle ciglia
e il sorriso del sole al cuore cela.

Non recidere della memoria i rami
che ogni foglia s’abbandona all’aria
e si dimentica, svanisce nella zolla,
poi ritorna in un ballo lontano.
Non far di quest’ultima danza
l’ultima ombra nella mia vita.

Se del tuo volto queste fronde nude fingeranno il profilo
vivrai in me, oltre ogni memoria, nel mio esistere sul filo.

Quando sarà domani, più non sarò

Quando sarà domani più non sarò
e più non sarai ciò che questo
cielo agreste e lontano rimembra,
l’ombra del mandorlo cederà al tempo
le trame fitte di foglie in rami,
il sorriso dei bimbi imiterà la pioggia
e bagnerà di luce le nostre mani.

Quando sarà: più non sarò, più non sarai
ciò che questo istante cristallizza,
poiché di noi solo le spoglie d’una crisalide
ricorderanno i nostri passi nella sabbia.

Di ciò che sarò, ciò che sarai, saremo ancora domani.

Si dissolve come nebbia alla brezza

E’ un cigolio a destarci dal sogno
d’un frammento dondolante nel tempo.
In questo abbraccio di mani, dove
ogni confine è svanito e siamo uno
si dissolve come nebbia alla brezza
in mio palmo nel tuo, effonde
che più non sento dove l’anima
mia finisce e dove inizia la tua.

In questa marea che ci culla
svaniscono le impronte del passato
e alla mia condanna l’anima preparo
affinché della tua gioia sia saldato il riscatto.

Quest’ombra in cui siedo, arida

Quest’ombra in cui siedo, arida,
tinge d’oro il verde cupo della foglia
e sgrana della polvere un pensiero,
folata di vertigine in un ricciolo riarso
d’aria, mentre l’azzurro avvolge
le chiome stanche in cerca d’acqua
ed in esse il desiderio, e Voi siete.

Corolla di tempo disfiora i petali
degli eventi, e del Vostro sorriso
sopraffatto celano memorie,
come risacca che sommerge e disperde
delle gioiose corse, sulla rena, le tracce.
E’ un sole acerbo e impietoso
che V’avvolge. Uno sguardo distratto
d’un destino beffardo, in cui il mio canto
d’ogni vostro tratto s’imbeve,

e muta questo silenzio in un pentagramma lieve,
in cui un abbraccio è il tutto in cui mi trovo,
c’ogni altro dove è vuoto, e ogni vostro sospiro
è la vertigine in cui tuffarmi, il senso di ciò che provo.