Non posso invertire il palpito d’un cuore

Vorrei fermare quest’attimo,
prenderlo e piantarlo nel cuore, lasciarlo
crescere fin quando le sue radici
in una ragna di trame racchiudano l’anima.

Vorrei fermare quest’istante
e precipitare nell’abisso del suo esistere
affinché il tempo possa cullare
quel rigagnolo che tra calciti e rocce
scalpita e freme, poi muore.

Eppur se m’illudo d’essere
quel sole che impazzisce i girasoli
o quella brezza che sorregge
il volo delle farfalle,
capitolo al mio essere inane
in un mondo giusti aguzzi e taglienti,

e se pur non posso fermare l’attimo,
seppur non posso invertire il palpito d’un cuore,
m’arrendo al tuo sguardo,
all’unico che può: Amore.

Si dissolve come nebbia alla brezza

E’ un cigolio a destarci dal sogno
d’un frammento dondolante nel tempo.
In questo abbraccio di mani, dove
ogni confine è svanito e siamo uno
si dissolve come nebbia alla brezza
in mio palmo nel tuo, effonde
che più non sento dove l’anima
mia finisce e dove inizia la tua.

In questa marea che ci culla
svaniscono le impronte del passato
e alla mia condanna l’anima preparo
affinché della tua gioia sia saldato il riscatto.

Questa tastiera è un campo di battaglia

Questa tastiera è un campo di battaglia,
dove bottoni scoloriti si battono con i pensieri
lasciando che intrecci di dita provino,
ritmando la melodia che l’animo disvela,
a superare loro stesse, a vincersi,
sperando che il  bianco foglio virtuale
d’un cuore a cristalli liquidi si sciolga
sotto il peso delle parole, delle emozioni.

Sono forse pixel di tempo queste parole,
semplici byte di pensiero abbandonato,
volute d’un universo che nell’etere permane
e permea l’esistenza e la muta,
genetica di silicone che imita il divino
tra circuiti che ritornano su se stessi e si ripetono.

In questo insensibile mondo congelato,
di questa guerra ticchettante di lettere
imbevo la mia esistenza, attendendoti,
virtuale realtà del mio esistere,
come un profumo alle mie spalle,
come il calore di un abbraccio.

È una crisalide, la Luna, stanotte

È una crisalide, la Luna, stanotte,
un’ala di luce ripiegata a culla
che cela il volto acerbo e delicato
d’un sogno accennato nel firmamento:
la metamorfosi d’uno sguardo
in un sussurro di vento malinconico,
il trasporsi di argentee nuvole all’orizzonte
mentre la terra d’oltre nero si veste
per far risplendere ancor più l’astro,
nella solitudine
condivisa, d’un cielo incendiato di stelle.

In questo silenzio che veste il cuore,
muta questa Luna il suo sorriso
e nella mente il tuo rammenta,
lontano e disciolto come prima neve,
in un freddo che non punge né brucia
ma che pian piano si fa cosmo
nell’animo… e gela.
Così, con occhi di brina, l’aurora allunga
le ombre che fuggono alla notte,
passi silenziosi di cime e stelle rifratte
in mille scintillii di ghiacciata rugiada,
e il mio pensiero ancora fisso
a quella pupa di luna, al suo mutare,
attende il dischiudersi del tuo ritorno.

Forse è perché del cielo ignoro l’altezza

Forse è perché del cielo ignoro l’altezza
che non ho quella vertigine d’animo
quando nei tuoi occhi inizio il mio volo,
ed è il tuo sorriso a sostenere le mie ali,
i tuoi capelli sono rami che sfioro
nel silenzio d’un vento che profuma di noi,
e le nuvole sono solo trame di pensiero
tra le quali il nostro viaggio s’intreccia,
giocando tra luce ed ombra, tra nebbie
e fiocchi di pioggia ancora non pianti.
Così, in questo essere ricordo e presenza,
nell’istante in cui gli occhi incontro di te
il mio cuore pulsa, luce e note di vita,
e nel nostro abbraccio effondo l’essenza
del ritrovarsi senza essersi mai lasciati.

Forse è perché del tempo ignoro il passaggio,
che dopo una lunga notte di sussurri
mi sembra così difficile e assurdo dirsi addio.