E’ un viale che curva nel bosco

E’ un viale che curva nel bosco
verso un ignoto che ha sapore di ciliegia
il tuo sorriso raccolto nell’anima.

E’ un cielo estivo che pizzica la pelle
solleticando un pianto grato
quel tuo sguardo cullato nel cuore.

E’ un prato che ondeggia al vento
mentre parole tra i ciottoli scrosciano
il tuo volto che sfiora il mio.

E’ questo turbinante universo che colma
a trovarci baricentro del suo esistere
e del nostro, d’un palmo a palmo
che oltre ogni inverno trova la primavera.

Al secondo rintocco della campana

Al secondo rintocco della campana
il cielo s’aprì alle prime stelle
e quella pioggia di sale smise come fortunale estivo,
vaporando sulle nostre anime adagiate e stanche.

Al terzo rintocco della campana
i nostri occhi negli occhi scovarono
tutto il tempo di questo mondo,
mentre il recto di pergamena s’impregnava di nuova china.

Al quarto rintocco della campana
la notte s’accorse di noi, e ci avvolse,
l’oblio del pensiero giunse
e ci osservò da lontano tenerci per mano.

C’è qualcosa di sbagliato in questa poesia

C’è qualcosa di sbagliato in questa poesia:
se io ti chiedo un sorriso,
se ti chiedo un abbraccio,
se quando l’alba s’avvicina
ti chiedo un sussurro,
c’è qualcosa di sbagliato…
Perché se ti chiedo un po’ d’amore
se ti chiedo la carezza del sole,
se ti chiedo un bouquet di sogni,
se ti chiedo l’illusione d’una vita,
comprendi che c’è qualcosa di sbagliato?
“Se io ti chiedo” non è Amore.

Sui miei incerti passi i tuoi

Sui miei incerti passi i tuoi
dondolanti e colmi, rena umida
che si commuove all’onda
ma poi s’asciuga, altera e fiera,
come il tuo sguardo nel rubicondo sole.

Tiepido il crepuscolo dischiara
questo silenzio che ci unisce
questa distanza che ci separa,
eppure non v’è raggio che ferisce
come l’assenza dell’anima
che, nel mio passo incerto,
il tuo, ancora una volta, colma.

Quando del nostro cammino
raggiungermo la liscia pianura
il nostro sguardo indugerà
verso la cima lontana e appassita
per poi perdersi in quell’orizzonte
futuro chiamato Amore.