E’ un viale che curva nel bosco

E’ un viale che curva nel bosco
verso un ignoto che ha sapore di ciliegia
il tuo sorriso raccolto nell’anima.

E’ un cielo estivo che pizzica la pelle
solleticando un pianto grato
quel tuo sguardo cullato nel cuore.

E’ un prato che ondeggia al vento
mentre parole tra i ciottoli scrosciano
il tuo volto che sfiora il mio.

E’ questo turbinante universo che colma
a trovarci baricentro del suo esistere
e del nostro, d’un palmo a palmo
che oltre ogni inverno trova la primavera.

Sui miei incerti passi i tuoi

Sui miei incerti passi i tuoi
dondolanti e colmi, rena umida
che si commuove all’onda
ma poi s’asciuga, altera e fiera,
come il tuo sguardo nel rubicondo sole.

Tiepido il crepuscolo dischiara
questo silenzio che ci unisce
questa distanza che ci separa,
eppure non v’è raggio che ferisce
come l’assenza dell’anima
che, nel mio passo incerto,
il tuo, ancora una volta, colma.

Quando del nostro cammino
raggiungermo la liscia pianura
il nostro sguardo indugerà
verso la cima lontana e appassita
per poi perdersi in quell’orizzonte
futuro chiamato Amore.

Dell’invisibile che effonde

Dell’invisibile che effonde
solo una vibrazione muove nell’anima,
e nel cielo delle nubi muta le forme.
E’ un’ampia ala che placida
plana tra scogli e onde
e del cuore le asperità smeriglia.
Tra silenzi e ricordi si nasconde,
nei pensieri danza e li scompiglia.

Di quest’assenza percettibile che l’aria fende
solo una vibrazione resta tra le righe
sciogliendo l’inchiostro in vaghe parole,
ma sfugge dalle labbra quest’invisibile silenzio:
non si colma ciò che di meraviglia è colmo.

La pioggia, del pensiero bagna le ali

La pioggia, del pensiero bagna le ali
in questa nebbia che cola dalle ciglia
e il sorriso del sole al cuore cela.

Non recidere della memoria i rami
che ogni foglia s’abbandona all’aria
e si dimentica, svanisce nella zolla,
poi ritorna in un ballo lontano.
Non far di quest’ultima danza
l’ultima ombra nella mia vita.

Se del tuo volto queste fronde nude fingeranno il profilo
vivrai in me, oltre ogni memoria, nel mio esistere sul filo.

Lontano e profondo giunge il respiro

Lontano e profondo giunge il respiro
d’una folata di memoria, da un profumo
riconosciuto tra fronde e fili d’erba,
dal suono cristallino d’un sorriso
che illumina uno spiraglio d’ombra e l’annulla.
Arriva d’impeto, come un ricciolo d’onda,
una tromba ritorta di spuma
che si spande e s’allarga, s’imbeve
nella rena e come fosse un pensiero
s’assottiglia, traspare e come istante svanisce.
Giunge come un antico canto,
una musica che muta e si trasforma
man mano che il cuore palpita
e l’anima, flessuoso giunco alle folate
della vita, del tuo ricordo prende forma.

Nel silenzio che segue ogni cosa è assenza,
il sorriso alle spine d’un cielo bastardo,
gli universi smeraldo in cui mi perdo,
i labirinti di note e parole sotto il sole,
l’eccezionale e il quotidiano d’ogni istante,
quella vertigine in cui l’emozione vacilla
tra l’ombra d’un cuscino e quella pelle color luna.