E’ un viale che curva nel bosco

E’ un viale che curva nel bosco
verso un ignoto che ha sapore di ciliegia
il tuo sorriso raccolto nell’anima.

E’ un cielo estivo che pizzica la pelle
solleticando un pianto grato
quel tuo sguardo cullato nel cuore.

E’ un prato che ondeggia al vento
mentre parole tra i ciottoli scrosciano
il tuo volto che sfiora il mio.

E’ questo turbinante universo che colma
a trovarci baricentro del suo esistere
e del nostro, d’un palmo a palmo
che oltre ogni inverno trova la primavera.

A volte l’universo s’arrende

A volte l’universo s’arrende.
Così capita che il sole non sorga,
perduri un’inusuale notte e avvolga,
come un mantello che adorna, l’anima,
mentre ogni ombra diviene una storia
che fa paura.
E capita che il cielo dietro  un’ampia nube
si finga sereno.

A volte l’amore s’arrende.
Così capita che un cuore non palpiti,
e perduri un’inusuale stasi che avvolge
ogni spiraglio di respiro, e spoglia
la vita, foglia a foglia, d’ogni speranza
ed è paura.
E capita che il dolore dietro un velato sorriso
si finga la gioia.

A volte la vita s’arrende.
Ma capita che nel sereno di uno sguardo
o nella gioia di trame castane
perduri un’inusuale voglia di andare avanti,
palmo a palmo, camminando
senza paura.
E capita ancora che l’universo e l’amore
scoprano il loro inganno.

C’è qualcosa di sbagliato in questa poesia

C’è qualcosa di sbagliato in questa poesia:
se io ti chiedo un sorriso,
se ti chiedo un abbraccio,
se quando l’alba s’avvicina
ti chiedo un sussurro,
c’è qualcosa di sbagliato…
Perché se ti chiedo un po’ d’amore
se ti chiedo la carezza del sole,
se ti chiedo un bouquet di sogni,
se ti chiedo l’illusione d’una vita,
comprendi che c’è qualcosa di sbagliato?
“Se io ti chiedo” non è Amore.

Sui miei incerti passi i tuoi

Sui miei incerti passi i tuoi
dondolanti e colmi, rena umida
che si commuove all’onda
ma poi s’asciuga, altera e fiera,
come il tuo sguardo nel rubicondo sole.

Tiepido il crepuscolo dischiara
questo silenzio che ci unisce
questa distanza che ci separa,
eppure non v’è raggio che ferisce
come l’assenza dell’anima
che, nel mio passo incerto,
il tuo, ancora una volta, colma.

Quando del nostro cammino
raggiungermo la liscia pianura
il nostro sguardo indugerà
verso la cima lontana e appassita
per poi perdersi in quell’orizzonte
futuro chiamato Amore.