Autunno che di crepitanti passi

Autunno che di crepitanti passi
il selciato ricopri, d’una lontana
primavera sei il crepuscolo.
Nei tuoi colori esplosi all’iride,
nei tuoi pianti gutturali e profondi,
di tutte le stagioni sei colei che più regala
e al mio pensiero meno chiede.

Le cime degli alberi divengono vischiose chiome
che della vecchiaia han visto una stagione di troppo,
così tra i miei capelli mi vesto di te, con un sorriso.

Ed in questo oro e questo sangue
che tra terra e cielo si versa,
m’innamoro della tua ricchezza,
tu che mi costringi a guardare il cielo,
e spero che gli occhi che han conosciuto
la mia primavera, vissuto la mia estate,
sappiano amare anche il mio Autunno.

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Il sole inonda di luce la terra

Il sole inonda di luce la terra
e nel colore rifrange e rivela
ciò ch’è vita e ciò che è ombra,
nel limine fluido dell’attimo.

Sono pronti a sbocciare gli alberi,
pervasi dall’inganno d’una primavera
autunnale. Mentre sul prato di luce
onde oblique d’erba diffondono concentriche
da un pensiero lanciato ritraendo la mano.

Anche quest’Amore ventoso,
che grida tra le fronde e vola
sopra cieli assolati, sfiorando tetti,
sussurro flebile d’eco che ritorna
diviene tra le trame della tua iride radiosa,

e di noi ancora mi parla,
d’un passato che come un’onda marina
nel ricciolo ritorno di tromba spumosa
brilla e scintilla di fiamme e argento,

mentre il presente s’aggira tra le maglie del tempo,
beffardo fantasma sorridente,
tra aride fratture e germogli appena nati.

Come una pioggia che torna al cielo

Come una pioggia che torna al cielo
questo tramonto irradia i propri colori,
trame d’un tessuto accennato
che s’intersecano tra le mani e i pensieri.
Non era oggi, non era ieri
il giorno in cui un pianto dimenticato
i nostri cuori ha fatto di nuovo pulsare,
mentre soffiava nel meriggio il vento,
e il mare distante spumeggiava nei nostri occhi.

Come una luce che muove al sole,
il nostro Amore torna senza nubi
pieno e curvo come un cielo agreste,
a vestir i nostri sguardi fino all’orizzonte,
scavando i nostri sorrisi fino al centro
oltre il fuoco e la terra,
a ritrovar quel cielo e la tua pelle
e quella gioia che, come un mare,
spumeggia nei nostri occhi colmi.

Del palpebrare esile d’una farfalla

Del palpebrare esile d’una farfalla
il riverbero tremolante nell’aria immota
del tacito tramonto tiene memoria:
pensiero atono d’un’estate arida.

Dal frusciare delle foglie e dai perlati nembi
le spumigliose boccole s’intrecciano al cielo
mentre lo sguardo giunge al tuo, attraverso un vetro,
di tempo o di spazio, trasparente all’anima.

Fu una pioggia di luce a bagnarmi nei tuoi occhi
dopo l’oscurità piena d’un’inusitata sconoscenza.

Poteva, ora, il sole sopire nella terra,
potevano precipitare, in questa notte, le stelle,
poiché dei tuoi erano colmi i miei occhi
e posto non v’era per altra luce che non fosse la tua –

e fu per sempre.

Senti la mia nella tua mano

Cosa sarò domani? Passeggiando
tra filari di nodosi addii,
quando non saprò chi sei, come ti amerò?

Chi sarai domani, quando il cielo
al di qua e al di là dei mari
pioverà l’azzurro sulle tue mani?

Si nasconde l’ombra in me sospesa
tra sipari d’iridescenti albe
che distanti orizzonti hanno creato,
e i tuoi passi in un sussurro d’onda
pian piano vaporeranno ed io li seguirò.

Distogli lo sguardo da un futuro incerto
lontano, senti della tua vita il bocciolo.
Cogli dell’attimo il sapore di prati,
desta quel lembo di sole assopito,
e nei vorticosi girasoli trafuga il sorriso.

Chiudi gli occhi e respira piano,
d’ogni domani solo l’oggi vivremo
l’uno nel tempo dell’altra.
Senti la mia nella tua mano.