Del palpebrare esile d’una farfalla

Del palpebrare esile d’una farfalla
il riverbero tremolante nell’aria immota
del tacito tramonto tiene memoria:
pensiero atono d’un’estate arida.

Dal frusciare delle foglie e dai perlati nembi
le spumigliose boccole s’intrecciano al cielo
mentre lo sguardo giunge al tuo, attraverso un vetro,
di tempo o di spazio, trasparente all’anima.

Fu una pioggia di luce a bagnarmi nei tuoi occhi
dopo l’oscurità piena d’un’inusitata sconoscenza.

Poteva, ora, il sole sopire nella terra,
potevano precipitare, in questa notte, le stelle,
poiché dei tuoi erano colmi i miei occhi
e posto non v’era per altra luce che non fosse la tua –

e fu per sempre.

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Dove non sei tutto si perde

Piove tra i rami e sui tetti,
in questa luce invernale
che l’ombra dei tuoi silenzi
verso l’orizzonte dilata.

Piove sulla solitudine
che cresce come edera nuda,
mentre il vento vapora
le gocciole della memoria
che la notte ha abbandonato.

Piove sulle nostre promesse,
sulle orme che l’onda sfiora
eppure risparmia, sul tempo
che dilata l’attesa
universale sospensione di chi Ama.

Piove sotto quest’ombrello azzurro
con il cielo che osserva l’anima
curvarsi e cullare un cuore solitario,
poiché dove non sei tutto si perde
e sotto una pioggia non pioggia
si confonde il pianto.

La pioggia muove

La pioggia muove
questo giorno verso il tramonto,
è come un canto
che del silenzio maschera un pianto,
confonde l’orizzonte
poiché Lei è come le onde
che spumigliano dal monte
bagnando le fronde
d’un pensiero assente.

Un cielo antico si fa vicino
ad abbracciar il cuore
nel suo mantello grigio
di gocciole e doveri,
mentre piove
tra le baracche e sui manieri,
e del tuo esistere si diluisce il ricordo.

Piove come il tempo non corresse,
immutabile carillon di vita
e malinconia,
piove come se il cielo avesse dimenticato
la luce del sole,
come se l’animo avesse scordato
il tuo sorriso la mattina,
piove come se il tuo sguardo fosse assente,
piove sul mio viso, nella mente.