Per folias murmurare

Fruscia un fringuello tra le foglie
dolcemente intona il suo canto
colmando il cuor ch’acuto ricoglie
quelle note d’amor oppur di vanto.

L’ultimo raggio nei vespri distoglie
quel barlume d’un rubino rifranto
che nel silenzio il guardo raccoglie
dell’astro dormiente l’ultimo pianto.

E pria che Luna ti baci il volto,
ricordi bevo dall’inchiostrato lago
che’l tempo nell’anima ha creato

e nella spuma d’un eco ritorto
che sussurra il tuo nome, io vago
d’amore cercando l’amor Amato

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Ridente, illumina il tuo sguardo

Ridente, illuminano il tuo sguardo
i nostri vissuti condivisi, i sorrisi
e quelle avventure che ricordo
tra nostalgie di mancati paradisi…

su quelle sponde d’un lago beffardo,
in una vita di studi, di fiori recisi,
di qualche conviviale bagordo,
tra battute, parole e sguardi svisi.

Così sei, nell’anima mia presente
delicato profumo d’immaginazione
creatura di propria luce irradiata

che nel fragile cuor, preziosamente,
stringo, in quell’istante d’illusione
di chi brama d’un desio la desiderata.

Instar nivis candidi

Di candore col tuo manto rivesti,
neve, questa terra addormentata,
e di ovattate note l’aere intessi
come mano sul cuore adagiata,

mentre ogni ombra al volto celi
e memoria di notte è obliata
d’un raggio lunar che scosti i veli
di tua beltà esotica e ammirata.

Nel candore del tuo manto proteggi
l’inverno, nel sogno fatto cristallo,
l’effige perfetta ed incantata,

d’un pensiero che per primo eleggi,
in un turbinar di fiocchi in ballo,
essenza aurea della mia amata.

Amoris Floris Folia

Sull’uscio del desio s’apprende
l’aristocratico fluente amore,
come rugiada ch’al ciel ascende
al dischiudersi ridente d’un fiore

i cui petali disegnan nell’aere
il profilo della vostra bellezza,
d’un dondolio soave nell’ascendere
al ciel, tenue come tenue carezza.

Vibra il guardo e s’empie l’anima
che mano nella mano il cuor stringe
e‘l vostro riso che‘l tempo imprima

il petalo al successivo cinge,
ed il mio pianto in luce vapora
e d’amore il mio cosmo divora.

Dies Veris

Voi siete il giorno di primavera
che s’apre nel pien d’un cupo inverno,
simil a quel disco che sa d’eterno
e che d’indaco colora la sera

A voi nessun fior si vol paragonare
poiché bellezza d’anima si nutre
e fate vostra sì tale virtute
che al cor torna come onda di mare.

Al di voi sorriso trema la mano
che muta spazio in danza cortese,
culla d’alma che volge al candore

in quei sussurri d’un tempo lontano
in cui albei spirti senza pretese
occhi in occhi parlavan d’amore.