E’ un viale che curva nel bosco

E’ un viale che curva nel bosco
verso un ignoto che ha sapore di ciliegia
il tuo sorriso raccolto nell’anima.

E’ un cielo estivo che pizzica la pelle
solleticando un pianto grato
quel tuo sguardo cullato nel cuore.

E’ un prato che ondeggia al vento
mentre parole tra i ciottoli scrosciano
il tuo volto che sfiora il mio.

E’ questo turbinante universo che colma
a trovarci baricentro del suo esistere
e del nostro, d’un palmo a palmo
che oltre ogni inverno trova la primavera.

Al secondo rintocco della campana

Al secondo rintocco della campana
il cielo s’aprì alle prime stelle
e quella pioggia di sale smise come fortunale estivo,
vaporando sulle nostre anime adagiate e stanche.

Al terzo rintocco della campana
i nostri occhi negli occhi scovarono
tutto il tempo di questo mondo,
mentre il recto di pergamena s’impregnava di nuova china.

Al quarto rintocco della campana
la notte s’accorse di noi, e ci avvolse,
l’oblio del pensiero giunse
e ci osservò da lontano tenerci per mano.

A volte l’universo s’arrende

A volte l’universo s’arrende.
Così capita che il sole non sorga,
perduri un’inusuale notte e avvolga,
come un mantello che adorna, l’anima,
mentre ogni ombra diviene una storia
che fa paura.
E capita che il cielo dietro  un’ampia nube
si finga sereno.

A volte l’amore s’arrende.
Così capita che un cuore non palpiti,
e perduri un’inusuale stasi che avvolge
ogni spiraglio di respiro, e spoglia
la vita, foglia a foglia, d’ogni speranza
ed è paura.
E capita che il dolore dietro un velato sorriso
si finga la gioia.

A volte la vita s’arrende.
Ma capita che nel sereno di uno sguardo
o nella gioia di trame castane
perduri un’inusuale voglia di andare avanti,
palmo a palmo, camminando
senza paura.
E capita ancora che l’universo e l’amore
scoprano il loro inganno.

Di questo inatteso fortunale estivo

Di questo inatteso fortunale estivo
che tuona, trema e scroscia sui vetri
solo il riflesso d’un’eco d’erba bagnata
resterà domattina tra i primi raggi d’alba,
e sorriderà la corolla, mentre gli stormi,
in arabeschi monocromi, disfioreranno in cielo.

In questo beffardo fortunale estivo
vibra il cuore al bagliore dell’inatteso,
mentre con il tuo vestito di fiori rincorri
quell’orizzonte di piombo che ci sovrasta,
alla ricerca d’un ciglio di luce che dischiuda
sul verde dell’erba e sulle cime lontane
il tuo sguardo, orbita di una nuova serenità.

Non sarà quest’ultimo fortunale estivo
a mutare il corso delle stagioni,
né i petali disegnati sulle tue trame
sfioriranno se privati dell’amore,
ma se anche mai ti giungeranno le mie parole
sarò lì ad asciugare quella pioggia
che dai tuoi occhi m’inonda il cuore.

Si dismemorano passati silenzi

Si dismemorano passati silenzi,
deposti in trascorse stagioni
che tra la brulla fuliggine di fuochi
corpi abbracciati disfiora.

Di questo anelito d’onda
che un’arcigna rena scura
come vezzo assorbe e poi rilascia
è l’eco antico del mare
che nell’abisso divelto sprofonda,
si perde, tra fantasmi di sospiri
mentre gli schiamazzi d’una pernice
vele di luce allargano all’alba.

In questo gioco di risvegli
rinasce il battito del tempo,
smarrendo la vertigine del vuoto
colmando di frantumi quei silenzi.

Si rovescia ancora il frangente
d’un ritorto ricciolo d’onda,
mentre ad un dito s’attorciglia
una boccola di china, come filo che ci lega.