Sei forse tu
a zampettare quel ciottolo senza nome
con una distratta grazia
di chi non sa cosa tiene tra le dita.
Lo dimentichi,
lo spingi sotto il divano,
lo lanci come fosse frammento di luna
senza chiederti se troverà mai
una traiettoria che lo accolga.
– Frammenti di mondi sul pavimento. –
Ridi,
mentre il mondo
si piega in silenzio,
sfiori con la zampa
ciò che per altri è vertigine,
confondi il tremore
con il tintinnio del gioco.
Ed io ti osservo,
a guardare quel sasso
rotolare sotto ogni tuo passo.
Fin quando si scheggia,
e non chiedi.
Eppure era mio.