Sono fatto di frammenti:
tessere minute che mi compongono
e mi graffiano.
A volte credo di averne perdute alcune,
ma non è possibile:
perdere una tessera
sarebbe perdere il volto.
Si può solo coprire,
spingere un pezzo sotto un altro,
lasciarlo tacere.
Rimane lì,
in attesa che qualcuno
lo riporti alla luce.
Così mi sento:
un mosaico incrinato
che da lontano
ritrova una forma.
Un vuoto che pesa,
pieno fino all’orlo,
assoluto.