Manuale di rinuncia (per principianti)

Mi rifugio in una gabbia dorata,
con vista su me stesso.
Un paesaggio che non promette nulla,
con una strada di mattoni gialli.

Penso.
Rinuncio, dunque sono.
Non troppo, non troppo poco.
Abbastanza da stare in piedi
senza correre.

Rinuncio al desiderio —
che si sa, è un tipo insistente.
Al piacere —
che ha orari incompatibili.
Alla libertà —
che non ha il badge per entrare.

Il quotidiano mi chiama,
gli amici mi aspettano,
l’Altro mi osserva con occhi da calendario.
Io rispondo a tutti:
“Scusate, oggi ho da rinunciare.”

Rinuncio a me per me,
per la versione più sobria,
edulcorata, più stabile.
Quella che non balla,
ma sa compilare moduli.

E quando mi chiedono
se sono felice,
sorrido con garbo,
come si fa ai funerali delle illusioni.