In questo silenzio mi perdo,
dove la luce è un errore
e le stelle si sbriciolano
come sale sulle ferite.
Non c’è redenzione nel peccato,
né tregua nel desiderio:
solo un fremito che tace,
un lampo che scava l’anima
come magma che divelle la montagna
e la lascia nuda, fumante.
Resta l’abisso —
un gorgo che spegne lo sguardo,
che graffia il sorriso
fino all’osso.
Di me soltanto tracce:
polvere sulla calcina,
un sole che non scalda,
una notte che non finisce.
E tu —
eco tra gli echi,
ombra che brucia,
voce che nel buio siderale
accende le stelle
e le spezza.