Qualche volta, nei sogni, ti cerco.
Ti cerco come si cerca una luce
in una notte che non cede.
E non ti trovo.
Ma continuo, perché il mio cuore
conosce solo la tua direzione.
Il vuoto allora si apre,
una voragine che inghiotte il respiro.
E tu — in modo strano, quasi segreto —
la colmi.
Come l’acqua che insiste nella crepa,
come un calore che arriva prima del corpo.
Ti ringrazio per i segni minimi:
un sorriso che non pretende,
un gesto che resta,
il tuo profumo che mi avvolge
senza che tu lo sappia,
lenendo la mia solitudine convessa.
Indelebile.
Ed è forse per questo che,
quando finalmente ti vedo,
qualcosa in me si spalanca
e trabocca,
come un varco che non sapeva
di poter reggere la luce.