Se fossi ciò che sfiora l’assoluto,
quell’eco remota che a volte ti circonda,
non resteresti nei miei occhi,
ma scivoleresti come una certezza.
Mi dedico alla lieve incrinatura
che solo a me si svela,
come un segno lasciato dal vento
su una pietra qualunque.
Nel tuo difetto trovo un appiglio,
una promessa minuta
che resiste al frastuono
del mondo che si disgrega.
Se fossi intatta,
saresti un miraggio d’aria,
troppo alta per il mio passo.
Così invece resti,
con la tua asimmetria che chiama,
una soglia che non si chiude
e da cui filtra,
ostinata,
una possibilità di luce.