Inventario dell’assenza

Non ho mai avuto una rivelazione.
Solo qualche sospetto ben formulato.
Non ho mai scritto il verso perfetto,
ma ho limato con furia quelli sbagliati.

Non ho viaggiato abbastanza.
Mi sono affidato ai sinonimi.
Non ho scritto senza sporcare i miei versi.
Mi sono rifugiato nei congiuntivi.

Non ho trovato la mia voce.
Ma ho imparato a imitarne alcune
con una maschera che inganna anche me

Non sono i pini abbracciati dal sole

Non sono i pini abbracciati dal sole,
ma un frutto acerbo sospeso al ramo –
lo colgo, e già marcisce tra le dita,
linfa amara che scivola nel pozzo
– cuore muto naufragato.

Sono i miei passi a scavare l’orizzonte,
mentre il vento ne cancella il segno.
Ogni vetta è l’ombra d’un chiodo
trafitto respiro – polvere di voli
rinchiusa in una gabbia di radici.

Il cuore è una foglia impaniata
nella rete dei suoi stessi pensieri,
e pulsa come ramo sferzato dalla notte,
mentre la luce — amore senza pietà —
si ritrae in un sorriso d’orizzonte.

Sono il ladro che accende lanterne
per bruciare i propri rifugi.
Ogni conquista è un’onda che si ritira,
un nome scritto sulla rena
destinato a svanire nella spuma.

Eppure salgo la scala dei miei vorrei,
ogni gradino – un chiodo nella carne.
In cima trovo lo specchio del vero:
splendore muto, abisso che mi somiglia,
e il mio volto è già maschera altrove.

Fino a quando, domani,
il sole si lascerà sbucciare
con dita di spine? Il giorno svanisce.
Ed io un uccello che beve
dalla pozza dove annega.

Il vento non porta

Si dice che il vento
non restituisca ciò che prende,
ma tu sei ancora alla soglia,
come se il passo smarrito
incidesse le ore nel suo grembo.

Ed è allora che il silenzio pesa,
non perché freddo,
non perché vuoto,
ma perché graffiante e colmo
di ciò che non si è osato dire.

E sarà un giorno,
dissipata speranza,
ove le parole torneranno, scalze,
senza paura di inciampare
nell’eco di ciò che siamo stati.

Ma non oggi. Ora restano
nella piaga di questa notte
le ombre. Loro sanno
il nome di ogni verità.